Inferno e Paradiso
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Mappa
La
prima sensazione, superata la muta sofferenza dell'agonia, è un senso profondo
di tranquillità e riposo, come al risveglio dal più sciocco degli incubi.
Purtroppo ben presto ci si rende conto dell'amara verità, tanto crudele da
lasciare ben presto che si faccia strada la desolazione più cupa. Regolarmente
composti in uno sciame silenzioso, le anime attraversano il primo settore del
Limbo, caratterizzato da una rada vegetazione, morbida e volubile, più simile a
nuvole o a panna montata che a veri e propri cespugli.
Tutto
è avvolto dalle lievi tinte pastello, tranne la meta del loro peregrinare.
Un
edificio dalle mura imponenti e porpora, una porta spalancata su una sola
stanza, che se all'apparire sembra immensa, è strettamente occupata dal signore
di quei luoghi. Appena giunti al suo cospetto, superato con passo incerto il
laconico benvenuto che campeggia sul tetto, gli occhi del sovrano del mondo
dell'aldilà attraversano, con la loro forza, il deceduto. Una possente mano
accarezza lentamente la folta barba nera, mentre l'altra, sale sovente a
frizionare leggermente il corno.
Un
attimo d'indecisione e il destino è chiaramente espresso per il corso
dell'eternità.
Re
Enma è senza alcun dubbio una divinità particolarmente riservata. Adibito al
perenne giudizio stabilito dal suo superiore, gli si rivolge sovente per dei
chiarimenti e ad Egli risponde d'ogni irresponsabilità del suo numerosissimo
apparato esecutivo, costituitosi giacché Enma è immutabilmente prigioniero
sulla soglia del suo regno.
Al
suo fianco, da duecento anni a questa parte, è la veggente Baba, che tutto
osserva e vede dalle ombre trasparenti della sua grande sfera di cristallo,
sulla quale è sovente accoccolata a bere, in santa pace, il suo the
tradizionale. Ella possiede anche l'incarico insolito di farsi traghettatrice
alla rovescia, guidando le anime dei deceduti nel regno dei vivi perché vi
rimangano per un giorno, come premio o per semplice necessità. Ciononostante,
le eccezioni sono rare e misurate, il grande ingranaggio dell'aldilà non deve
subire mutazioni nel suo incedere eterno, se non vuole farsi fonte di catastrofi
che possono coinvolgere l'intero universo.
Un'ala
del grande palazzo del sovrano accoglie una schiera di giovani scrivani ed uno
Shinigami prescelto fra tutti i mortali, che svolge il ruolo di personale
archivista, raccogliendo ogni fascicolo contenente i nomi delle anime e la loro
destinazione. Un tempo, i dati erano catalogati in un'immensa biblioteca,
percorribile in giorni di marcia, in accordo con le sfere più alte, si è
deciso il lento cammino della ristrutturazione del settore, con l'introduzione
d'un sistema di memoria telematica, con la possibilità di racchiudere le
medesime nozioni nei pochi metri di un ufficio. Si tratta di un computer
alimentato dalla presenza dei suoi stessi dati, per questo inattaccabile a
livello di programmazione.
E'
giusto fare un piccolo passo indietro e spiegare l'origine delle creature
chiamate Shinigami. Costoro, diversamente dai piccoli diavoli che servono
espressamente sua eminenza Enma, sono nati ed hanno vissuto com'esseri mortali.
Giunti al termine della loro esistenza, sono stati selezionati dal re supremo
perché portatori di determinate caratteristiche uniche, che potevano esser
ragionevolmente utilizzate per il fiorire del regno dei morti.
Ovviamente
un mortale ha la facoltà di disdegnare l'offerta e di scegliere per se il
riposo eterno, ma difficilmente questo accade.
Gli
Shinigami, letteralmente "Dei della morte", ricevono notevoli poteri
al loro passaggio nelle file dell'esercito del Meifu, sia che si tratti di
creature celesti, sia che si tratti di creature oscure.
Torneremo
più avanti sulle caratteristiche specifiche di questi.
Si
apre alle spalle del palazzo, lo spazio volubile del Limbo, simile nei caratteri
percepibili ad una suggestiva riserva montana. Un grande lago dalla forma
ellittica raccoglie il perenne fluire d'una cascata, che sgorga direttamente dal
regno dei viventi. Le sue acque, leggermente più pesanti, sono salatissime e
prive di fauna, giacché l'azzurra conca è alimenta delle lacrime degli esseri
viventi, che evaporano silenziose in una foschia leggera, quando le persone
perdute vengono dimenticate.
Sulla
sua sponda più rigogliosa, sorge un edificio dalle linee eleganti ed austere,
leggermente retrò nelle decorazioni, come uno spicchio del folgorante Ottocento
avesse ripreso vita nella facciata dal Grand Hotel, ove riposano le loro membra
coloro che si trovano fra la vita e la morte, prigionieri a loro insaputa d'uno
stato comatoso.
Talvolta
il fato stabilisce sia concesso loro di volgere sui propri passi, affrontando e
sconfiggendo uno di questi custodi dell'oltretomba di cui abbiamo già in parte
parlato.
L'anima
viene accompagnata nell'ala più protetta e remota dell'Hotel, in un gazebo di
cristallo, illusorio come il suo riflesso nel lago, sul quale è pigramente
sospeso. Una partita a scacchi contro la morte, incarnata in uno dei suoi figli
adottivi, stabilisce l'ultimo atto della sua permanenza nel grande Limbo.
Precluso
dalla vista delle anime di passaggio, sulla sponda opposta del grande bacino, si
affaccia una spaziosa villa pastello, perfettamente mimetizzata con la
vegetazione circostante, tanto da conformarsi perfettamente ad essa. E' la
dimora degli Shinigami, ove si riuniscono, in sedute straordinarie se si
presentasse una situazioni di pericolo o all'opposto nei momenti di comune ozio
dalle loro numerose incombenze.
E'adibita,
nella norma, a comune abitazione, unico vezzo concesso loro del vissuto umano.
Nella
sala centrale, arredata col frutto più avanzato della tecnologia astrale, si
trova un oggetto unico. Una sottile struttura di metallo, leggermente arcuata
verso l'esterno, sulla quale sono riprodotte, come si trattasse di un
sofisticatissimo televisore al plasma, le immagini passate e presenti del mondo
dei vivi. Questo schermo, che oltrepassa la demarcazione intoccabile fra le
dimensioni crono-astrali, era fruibile alla sua origine solo nelle situazioni di
allerta, per giudicare le condizione contingente, è ormai di sovente, per
giustezza il termine esatto sarebbe quotidianamente, sfruttato per seguire le
peripezie di coloro che si ha amato in vita, al pari si potrebbe dire, di un
attuale Reality Show. Non solo è concesso loro di poter seguire la vita per un
determinato fluire di tempo, ma esiste anche una programmazione parallela,
prettamente ultraterrena, di stampo moderno.
Esempi
ne sono una famosissima soap opera, conosciuta e seguita in ogni angolo
dell'aldilà, poiché ripetuta da ogni superficie sufficientemente liscia da
riflettere tenui luci violacee, giunta inevitabilmente al suo momento di
culminante pathos: "Sentieri infernali". Si vocifera una svolta data
dalla protagonista, Luciferin, ormai ad un passo dalla sua scelta definitiva,
mentre voci da girone sospirano su un possibile nuovo acquisto nelle fila dei
comprimari, pronto a sconvolgere tutta la piattaforma di rivelazioni sino ad ora
creatisi, rivelando i suoi natali misteriosi.
Altro
atteso appuntamento, questa volta decennale, è la sfida fra gli Shinigami, che
si schierano su due fronti contrapposti secondo l'etnia e si affrontano per
stabilire chi fra loro possa detenere il ruolo di guida sino al torneo
successivo. Si tratta di una prova d'arti marziali particolarmente importante,
considerate le conseguenze dispotiche di talune leaderschip…
Credo
sia giusta l'ora di proseguire lo studio delle due categorie di custodi citate.
Gli
Shinigami celesti o angelici, sono creature scelte per la loro devozione nei
confronti della vita e per il loro desiderio di proteggere il prossimo, anche a
prezzo di fatica e sofferenza. Virtù che ha caratterizzato una parte
considerevole della loro storia. Portano sospesa sul proprio capo una pallida e
mobile aureola incompleta, giacché non si tratta d'autentici angeli, né di
semplici anime defunte tornate fra i vivi. Sulle loro spalle si possono aprire,
al loro volere, grandi ali piumate e candide. Tutto il loro corpo, così come
per i loro simili delle tenebre, è espressamente astrale, in altre parole
prodotto dal loro pensiero astratto, poiché essi non sono anime distinte dalle
altre. Concentrandosi su un particolare aspetto organico possono prenderne le
sembianze, anche se sovente non si allontanano dalle caratteristiche personali,
che meglio conoscono, giacché possono materializzarsi con minore impiego
d'energie. A cingere i loro corpi sono abiti a loro volta costituiti d'esclusivo
pensiero, giacché non v'è stoffa che potrebbe riscaldarli senza attraversarli,
come fossero composti d'aria. Possono elaborare a loro piacimento e con uno
sforzo infimo ogni capo di vestiario prediligano, mutando, come novelli
camaleonti, in pochi istanti l'intero guardaroba.
Le
capacità da loro possedute in vita sono centuplicate rispetto al momento del
decesso, ed altrettanto vale per la resistenza ad uno sforzo o ad una ferita.
Ricreare un tessuto leso, anche in profondità, è per loro un gioco da ragazzi,
anche se uno sforzo massimale può giungere ad intaccare il loro nucleo interno,
obbligandoli per una ripresa completa ad assentarsi in un riposo ristoratore,
che può durare dalla manciata di minuti alla centinaia d'anni, giacché nei
regni dell'aldilà il concetto di tempo perde d'ogni significato rapportabile al
mondo vivente.
Avanzando
verso il regno dei cieli ci si presenta la leggera porta, finemente intarsiata e
dolcemente mossa da una brezza gentile. Colei che ne custodisce la chiave è
indicativamente una degli Shinigami meno potenti, giacché la forza perde di
significato in quel paradiso di perfetta letizia e riposo, caratterizzato dai
giardini perfetti e inviolati, che si perdono verso l'alto, sino a raggiungere
il citato superiore.
Volgendo
al contrario verso la via più tetra, si entra nel territorio degli oscuri, che
presiedono i territori del regno infernale. Dieci gironi, grandi quanto
potrebbero esserlo mondi a parte, entro i quali ci si sposta esclusivamente con
l'ausilio di un trasporto tele-cinetico, dove le anime colpevoli scontano il
loro eterno supplizio, sotto la stretta sorveglianza d'esseri viventi, che
seppur segnati da un'esistenza impura, hanno saputo volgersi ad una luce prima
della fine, oppure sono stati strappati alla vita prematuramente ed hanno deciso
di porsi nell'oscurità per ripicca.
Ai
lati del loro capo sono spuntate delle corna di personale fattura, una lunga
coda da rettile ed un paio d'ali a membrana, simili a quelle dei pipistrelli,
caratterizzano la loro forma definitiva, che parzialmente aborriscono per via
dell'ingombro prodotto dalle grandi ali, al pari dei loro colleghi, anche se per
contratto non possono disfarsi delle scomode corna.
Varcata
l'imponente porta oscura, presieduta dalla divinità, che preferì le tenebre ad
abbandonare un amico, si affronta l'inaspettata vista di un gradevole campo di
fiori, anche se dalle dimensioni colossali, fra i quali volano pigramente dei
bambini di pochi mesi, sbattendo a gran velocità le loro piccole ali da
farfalla. Sono loro, i bambini mai nati per fato o scelta, trascorrono la loro
eterna esistenza in un giardino fatato, dove coloro che hanno fatto di una
menzogna un vanto o che hanno commesso il male solo perché costretti o plagiati
si prendono cura di loro.
Se
a prima vista non v'è nulla di sinistro in quel giocoso giardino delle
primizie, qualora un vivente ne varcasse malauguratamente le porte, verrebbe
prima sopraffatto dal loro immenso dolore, poi attirato dal loro canto gentile
ed infine divorato vivo dalle loro piccole bocche, che anelano la carne viva che
non è stata loro concessa, soprafacendo con le loro grida di rabbia qualunque
lamento della preda.
I
gironi successivi sono al contrario luoghi impervi ed oscuri, deserti di pietre
o nera polvere sollevata da una brezza bollente, nei quali le anime si
trascinano alla ricerca di un perdono, che non hanno saputo desiderare, troppo
accecate da un desiderio di vendetta.
Luogo
di particolare interesse per la sua funzione di motore delle terre perdute è il
Fuoco Perpetuo.
Un
grande canyon, si apre come una profonda spaccatura della roccia, in un deserto
piatto e uguale, avvolto da una nebbia incandescente, dove sovente possono
manifestarsi in forma reale le più intime paure dei condannati. Nell'oscurità
della frattura nel terreno, due alte pareti di roccia sono frastagliate in
impervi terrapieni, al quale i condannati sono cinti tramite un anello metallico
ed una catena ben stretta al loro collo. Sul loro capo è posto un pesante
sigillo, che inibisce l'utilizzo della forza spirituale, imponendo loro di
estrarre e spalare a forza di braccia un carbone pesantissimo, che viene gettato
verso la bocca aperta dinanzi a loro, che si protrae sino ad un fiume di lava
incandescente, che sale solente in fiammate pericolose.
L'ultimo
girone è al contrario del precedente ricoperto da una parete di ghiaccio, al
suo interno vi è una notte perenne, avvolta nella bufera di neve più rigida
dell'universo, il volo è impossibile e la perdita dell'orientamento è
istantanea. Persino gli Shinigami sanno che quel territorio è loro proibito e
se ne tengono a debita distanza, quello è il Kokiutos, comunemente conosciuto
come Cocito.
In
un lago di ghiaccio, che fa da specchio a quello del Limbo, sono imprigionate le
creature che osarono ribellarsi al loro signore e cercarono di forzare il
gioiello protetto nel punto più remoto della valle.
Un
portale a forma d'anello, leggermente istoriato, di una pietra nera più
dell'ebano: l'Hellgate.
Tutto ebbe inizio quando qualcuno decise di tentarne nuovamente l'apertura.